Esperienza non convenzionale di Public speaking

Ricordiamo probabilmente tutti Crozza al festival di Sanremo di qualche anno fa, quando, preso di mira da alcuni contestatori, fece la figura del principiante.

 

Qualsiasi professionista o manager, anche il più avvezzo ad ogni tipo di pubblico, teme un giorno di sentire la bocca che si impasta, il respiro che manca e la voce che non vuole più uscire…

Ebbene si! E’ capitato anche a me e in una situazione che mai avrei immaginato.

Una Domenica mattina, mi trovavo anticipatamente in chiesa rispetto all’’inizio della messa prevista per le ore 11. Mentre attendevo, leggevo lentamente il foglietto domenicale. Improvvisamente, mi sentii toccare sulla spalla. Girandomi vidi il Don della parrocchia che con voce gentile ma risoluta mi chiese: “Mi legge una lettura, vero”?

 

Passarono alcuni secondi e a quel “vero” non seppi, ahimè, dire di no. In quella chiesa, iniziarono a scatenarsi in me le classiche ansie: da contenuto (per prepararmi lessi frettolosamente in silenzio la lettura ma non mi ritrovai con vari accenti) e da relazione (pensai immediatamente se sarei stato degno di poter leggere al cospetto dei parrocchiani).

Fu l’inizio di una trepidante attesa che culminò con una “performance” talmente inefficace da costringermi a mettermi in discussione come consulente abituato per lavoro a parlare in pubblico.

Soffrii, prima di salire sull’altare, durante l’intera lettura e al temine della stessa. Mentre tornai al mio posto incrociai fugacemente gli sguardi delle “perpetue” sedute in prima fila, erano pieni di compassione…

 

Nei giorni successivi mi chiesi cosa mi fosse accaduto e cosa avrei potuto fare in futuro per evitare magre figure di fronte a qualsiasi pubblico.

Per riportarmi al momento, costellavo* qua e là per rivivere le emozioni provate, cercando di razionalizzare i motivi dello stato ansiogeno e della cattiva “esibizione”.

D’un tratto, realizzai. Ero rimasto paralizzato da ciò che avrei dovuto leggere e da come farlo per essere ben percepito dai parrocchiani.

A quel punto mi venne in mente la via d’uscita. Tornai una sera della settimana in parrocchia, suonai al Don e, una volta di fronte a lui, gli chiesi se avrei potuto leggere la Domenica successiva una delle due letture.

Mi guardò stranito, sia per l’ora della insolita richiesta, sia perché credo ne immaginasse il motivo…

Ottenuto il suo consenso, diedi il via al mio piano che tradurrei oggi in una sequenza di golden rules per chi si appresta a parlare in pubblico.

 

  1. Appropriarsi del contenuto

Corsi a casa quella sera e iniziai a leggere la nuova lettura, anzi a studiarla. Cercavo di capire il significato da attribuire ad ogni frase.

Appropriarsi dello “spartito” è condizione imprescindibile per potersi sentire “liberi” di parlare al pubblico, specialmente quando si conoscono solo pochi dei presenti…

 

  1. Essere se stessi nelle modalità di espressione

Mentre leggevo per preparami, pensai a come avrei potuto essere me stesso attraverso quella lettura. Ripetei le parole che avrei maggiormente scandito, mi concentrai sulle pause che avrei introdotto sia per riuscire a respirare sia per dare enfasi a quello che avrei letto successivamente. Pensai anche se avrei dovuto sempre e comunque tenere lo sguardo sul leggio, come fanno tutti, come mi avevano insegnato in collegio…Indugiai per un po’ nella contrapposizione interiore che mi si era creata, rispettare le prassi o interpretare a mio modo lo spartito…

 

  1. Pensare agli altri

Non bastava! Mancava ancora qualcosa per riuscire ad “arrivare”. Provai a leggere la lettura come fossi già in chiesa e misi tutta la mia energia nella trasmissione del significato che avrei voluto donare alle persone presenti. Eccola la chiave di volta!

Immaginare di farlo per gli altri e non per se stessi. Così svanisce il timore di essere giudicati.

 

  1. Proiettarsi in ciò che avverrà

Non mi rimaneva che una notte prima della nuova lettura in parrocchia. Quella sera, non appena coricatomi, cominciai a “volare” nella situazione come se mi trovassi già in quel luogo e in quel momento.

Visualizzai la sequenza degli accadimenti. Io che salivo sull’altare, il momento del mio primo sguardo alle persone sedute di fronte a me, la prima parola letta e pronunciata, il sentire di essere lì in quel momento non più per “esibirmi” o per “sedurre” ma per “servire” gli altri e agli altri.

 

Andò bene quella Domenica. Le “perpetue” in prima fila al termine della messa mi si avvicinarono e mi chiesero: “Leggerà anche Domenica prossima, vero?”

 

 

Se pensate che parlare in pubblico sia un asset fondamentale per ogni persona che lavora in azienda, scriveteci a scrivi@h2ogroup.it

Saremmo felici di condividere il nostro modello anche con voi.

 

*costellavo: neologismo in vigore dall’introduzione delle costellazioni manageriali, metodo nato in Germania come estensione ai campi organizzativi del metodo delle Costellazioni Familiari, sviluppato da Bert Hellinger

 

Gianmarco Albani

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